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La Parola del Parroco

Sabato Santo: il silenzio di Dio
È molto probabile che questo numero di Comunità in Cammino entri nelle vostre case tra sabato 4 e lunedì 6 aprile. Questi giorni nel calendario del 2026 corrispondono al Sabato Santo, alla Pasqua del Signore, al Lunedì dell’Angelo.
Di questi tre giorni vorrei – quest’anno – fermarmi a considerare il primo, il sabato. Da quel giorno i discepoli del Signore hanno a che fare con qualcosa che sempre ci accompagna: c’è il silenzio di Dio con cui ognuno, prima o poi, deve fare i conti. È un silenzio che nasce da un’avventura conclusa, da una speranza caduta. È il silenzio in cui Dio non appare più, non si fa sentire. Il Dio nascosto si è reso ancora più nascosto: non solo manca la sua voce, ma anche quel soffio leggero di vento che eravamo soliti percepire – quello stesso sperimentato dal Profeta Elia mentre scappava lontano dalla regina che voleva ucciderlo – pare ormai scomparso.
Chi, onestamente, può dire di non avere mai sperimentato il silenzio di Dio? Se abbiamo il coraggio di ‘entrare’ nelle fatiche di ogni giorno dobbiamo riconoscere che la vita è spesso un lungo Sabato Santo, quando viene meno un Dio a cui avevamo attribuito qualche volontà e qualche azione a noi umani inaccessibile, e un altro Dio che ancora non appare all’orizzonte. C’è sempre, nell’esistenza del discepolo di Gesù, il momento in cui Dio non si rivela come pensavamo e, alla caduta di quel Dio che ‘pensavamo di conoscere’ segue il silenzio.
Tra malvagità diffuse e violenze, tra morti e disorientamenti globali, tra paure e sconfitte, dove è la voce di Dio? Se facciamo scorrere il calendario degli ultimi anni, ricordiamo e vediamo pandemie e guerre, terrorismo e speculazioni, barbarie di gesti e parole, scandali e tensioni; la speranza, la carità, la fede sembrano affondate nell’indifferenza e nella superficialità. Chi ancora ha il coraggio di dire davanti agli amici e ai colleghi parole come ‘bontà’, ‘misericordia’, ‘pace’, ‘giustizia’? Come non ammettere che il Dio in cui crediamo sembra che non solo si sia addormentato sulla barca, ma che davvero sia sepolto in una tomba? Una tomba di molte nostre idee su Dio e sull’uomo.
È il Sabato Santo il giorno che tratteggia il nostro momento attuale: non è ancora tempo di luce! È tempo di silenzio di Dio, in una società che annaspa sommersa dalla parola vuota, dal pettegolezzo, dalla calunnia, dalla falsità, dalle tantissime fake-news. È il tempo del silenzio in una società che non riesce più a dare valore al silenzio. Forse la fede comincia quando cessa la voce di Dio e si aprono le ampiezze del silenzio, perché lì – senza rete di protezione – dobbiamo concedere qualcosa di noi stessi a chi non avvertiamo più.
È qui, forse, il mistero del Sabato Santo? È qui la misura quotidiana e ripetuta della nostra fede, tra il Dio già morto sepolto e il Dio risorto che ancora non è apparso alle donne, le prime a vederlo? Possiamo chiederci se siamo attrezzati ad abitare un lungo Sabato Santo che domanda speranza e che genera fede. È questa la preghiera più vera, quella che nasce dal silenzio nostro di fronte al silenzio di Dio. Un noto pensatore ebreo ha scritto così: “Cerchi il fuoco? Lo troverai nella cenere”.
Che ognuno di noi possa sperimentare la cenere senza perdere la speranza di trovare il fuoco.
Don Maurizio




