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La Parola del Parroco

E fu così che Francesco d’Assisi, il santo poverello, il giullare di Dio, il fondatore dell’Ordine dei Francescani, l’inventore della poesia in lingua italiana, colui che con la scelta della povertà e la provocazione della pace sfidò la Chiesa del suo tempo e sovvertì il mondo, una delle figure più venerate della cristianità e più rispettate della laicità, il patrono d’Italia, ecc. potrebbe tornare ad essere celebrato ogni 4 ottobre come festa nazionale, come avveniva fino al 1977.
Prima di quella data era festa, e si stava a casa da scuola come ben sanno quelli della mia età. Poi – per ragioni economiche e di produttività – questa festa è stata tolta, perché anche le solennità hanno un costo e persino i giganti della storia, come il santo di Assisi, ne fanno le spese.
Quest’anno verrà ripristinata, anche a motivo che nel 2026 cadrà l’800º anniversario della morte del Santo. È una data attesa da tempo, ed è stata anticipata da numerosi eventi culturali: pubblicazioni, opere letterarie e teatrali, persino musical, che via via hanno ripercorso le tappe più “popolari” della sua vita.
Ecco allora Francesco che si denuda davanti al vescovo rinunciando ai beni materiali e alle ricchezze di suo padre. Francesco che dialoga con gli uccelli, con frate vento, con le nuvole, il cielo sereno ed ogni tempo, perché tutto è creato e creatura, Francesco che loda il Signore anche per la malattia e la sofferenza. Francesco che loda anche “nostra sora” la morte corporale.
Ma soprattutto Franceso come uomo di pace! Era il 1219 e Francesco salpò da Ancona per raggiungere il “nemico”, il sultano al-Malik al-Kamil, e proporgli la pace. Il sultano non si convertì, ma riconobbe in Francesco un uomo di Dio, desiderò ardentemente dialogare con lui e instaurare un’amicizia fraterna. Oggi quel gesto è considerato un evento storico di portata immensa, l’inizio del dialogo possibile tra religioni e culture. E che non sia un’utopia lo dimostra il fatto che il “metodo” funziona anche oggi, quando trova uomini e donne disposti ad applicarlo: e tra tanti vorrei ricordare in modo particolare don Tonino Bello, vescovo di Molfetta.
In questo particolare ricordo della vita del santo di Assisi vorrei proporre tre cose.
La prima è stata fissata poco prima di Natale: il Maestro Giorgio Molteni e la sua Orchestra sabato sera del 3 ottobre faranno un Concerto in ricordo di san Francesco nella Chiesa di san Remigio. Anche a Dio Trinità d’Amore si sta pensando di ripresentare un testo proposto qualche anno fa.
La seconda è una proposta: prima che, il prossimo settembre, prenda il via il nuovo anno scolastico, vorrei invitare – chi può, e in particolare la famiglie – a trovarsi ad Assisi per vivere insieme due momenti: la Messa alla Basilica Inferiore – dove troviamo la tomba, da sempre venerata e custodita dai suoi frati – e la preghiera presso il Santuario della Spogliazione dove dal 2006 è sepolto San Carlo Acutis.
La terza è la seguente: riscoprire la preghiera e l’amore di Francesco per il Crocifisso, non come immagine del dolore e della sofferenza ma della misericordia e dell’amore di Dio per ciascuno di noi.
Don Maurizio