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La Parola del Parroco

Il filo e la stoffa

Abbiamo appena avuto a Vimodrone l’elezione del nuovo sindaco, a cui va il nostro augurio perché chiamato al non facile compito di lavorare e servire il bene di tutti. Come sappiamo la partecipazione – e credo anche l’attenzione – in questa tornata elettorale è stata piuttosto bassa rispetto alle attese. Ora, se questo è il risultato di ‘qualcosa’ che ci dovrebbe interessare perché si tratta del nostro vivere quotidiano potete immaginare che ciò che è lontano sarà ancora meno rilevante.
Per entrare nello specifico a chi interessa la nuova nomina del Presidente dei Vescovi Italiani? Quasi un mese fa il Vescovo di Bologna Matteo Zuppi è stato scelto per tale servizio alla Chiesa di Dio che è in Italia. La notizia è stata un paio di giorni sui quotidiani nazionali, una sua foto il primo giorno, ma sono ormai quattro mesi che la guerra tra Russia e Ucraina e tutto quello che ne deriva in termini di gas, petrolio, energia, fonti rinnovabili, economia, risorse, aumento dei prezzi e da qualche settimana il venir meno dell’obbligo delle mascherine è quello che ci interessa più di ogni altra cosa.
Così anche il giorno della Festa della Repubblica Italiana, il 2 giugno, è quasi passato sotto silenzio, per lo più attenti – soprattutto gli esperti e gli addetti alle informazioni e alle comunicazioni- a quante e che tipo di armi l’Italia avrebbe mandato in Ucraina. Il nostro nuovo Presidente dei Vescovi se ne esce con un lungo scritto, dove mette a fuoco il tema del lavoro (ricordiamo per inciso che la nostra Repubblica è proprio fondata su lavoro!), e in modo particolare quel lavoro del tutto singolare che è quello del pubblico impiego. Anche per la Comunità Cristiana i ‘carismi’, dei quali parla l’Apostolo Paolo, sono per l’utilità di tutti. Riporto solo le prime righe, e invito la Comunità a leggere questa interessante e acuta lettera del Vescovo Matteo.
“Carissima, carissimo, la vedo operare negli uffici, nelle aule di università o delle scuole, in quelle di un tribunale o nelle stanze dove si difende la sicurezza delle persone, nelle corsie dove si cura o nel front office di uno sportello, nei laboratori o lungo le strade per renderle belle e sicure, nei ministeri o in qualche ufficio isolato dove non la nota nessuno, nei cortili delle caserme o nei bracci delle carceri. In realtà tanta parte del suo lavoro non si vede, ma questa lettera è per lei. Non ci conosciamo, ma il suo servizio è vicino alla mia vita e a quella dei miei amici, delle persone che mi sono care, di tutti i miei e nostri compagni di viaggio e per questo ho pensato di scriverle. Istintivamente le darei del tu, ma preferisco cominciare dal Lei per il grande rispetto che nutro. Una mistica francese, Madeleine Delbrel, una donna molto religiosa e molto impegnata nel sociale, una donna pienamente evangelica, a proposito delle persone come lei, diceva che sono il filo che tiene insieme il vestito: la capacità del sarto è proprio quella di non farlo vedere, ma il filo è necessario perché i pezzi di stoffa si reggano insieme. Così è il suo lavoro, prezioso per le istituzioni della nostra casa comune, e ogni pezzo è importante. Davvero. La qualità della mia vita dipende anche da lei: per questo per prima cosa la ringrazio, perché il suo lavoro, tante volte ignorato, contiene e richiede generosità e competenza. Non si capisce mai abbastanza, infatti, quanto impegno richiedono “le cose di tutti””.

don Maurizio