Chiesa Dio Trinità d’Amore

Dio Trinità d’amore, un po’ di Storia :

  • Don Mario Marangoni è il sacerdote che ha fondato la Comunità parrocchiale, seguito poi da don Mario Guidi e da don Giuseppe Massaro. Don Franco Quadri è oggi il Vicario Parrocchiale residente.
  • La prima pietra venne posta la terza domenica dell’ottobre 1988, festa della Dedicazione del Duomo di Milano;
  • La consacrazione avvenne il 26 ottobre 2003, e venne celebrata da Sua Eminenza Cardinale Dionigi Tettamanzi;

La terza domenica di ottobre ricorre la festa della parrocchia.

Alla luce dell’Esortazione Apostolica “Christifidelis Laici”, l’interessante impostazione di una giovane parrocchia urbana.

Corresponsabili sulla base del Vangelo

Alla periferia del capoluogo lombardo (a Vimodrone. Milano) una nuova famiglia parrocchiale va prendendo forma: è la parrocchia “Dio Trinità d’Amore”, che attualmente conta quattromila abitanti.

Rifacendosi al piano pastorale diocesano ed attingendo, per realizzarlo, ad una delle grandi esperienze ecclesiali del nostro tempo, II parroco, don Mario Marangoni, ha saputo dare un’impostazione interessante ed efficace alla vita della giovane comunità: priorità della formazione corresponsabilità laicale, comunione e diaconia attraverso sette “gruppi di servizio” coordinati dal Consiglio Pastorale.

Siamo nel 1986, ad un convegno del clero diocesano. II card. Martini parla della carità come fonte Ispiratrice e propulsiva della comunità.

Tre anni prima nel 1983, lo stesso arcivescovo aveva affidato a don Mario Marangoni una porzione della grande unica parrocchia di Vimodrone, perchè vi facesse sorgere una comunità in vista di dar vita ad una seconda parrocchia. In quei tre anni don Mario si era adoperato a sensibilizzare le persone all’amore reciproco, alla comunione e aveva costatato già dei risultati nei singoli.

Ma ora, al discorso del suo vescovo, ha la sensazione che quello era stato un periodo di gestazione, e che adesso si trova come di fronte alla necessita di compiere uno scatto: quel gruppo di persone, che avevano risposto alle sue sollecitazioni, è finalmente maturo per essere comunità.

E’ proprio vero quanto dice il Cardinale : la carità può generare la comunità.

L’impresa non è facile.

Vimodrone, cittadina di sedicimila abitanti, è un comune autonomo alla periferia della metropoli lombarda. La zona destinata alla futura nuova parrocchia, socialmente a abbastanza inquieta (negli ultimi anni era stata nominata “Corea”), ed è attraversata da estremismi sia politici – specie tra i giovani – che religiosi per la presenza di sette e superstizioni.

Fino a quel momento la chiesa era stata presente (per 20 anni) con la sola celebrazione di una messa domenicale in un capannone che ha preso Il nome di Cappella S. Anna

E’ qui che don Mario ha il suo primo luogo d’appuntamento con quanti esprimono sensibilità ai valori dello spirito, ed è qui che comincia a muovere i primi passi tutto un itinerario di comunione ed informazione che andrà poi molto lontano.

Il segreto del suo successo starà nel suo muoversi in perfetta sintonia con le indicazioni del Vescovo a partire soprattutto da quel convegno del 1986.

 Costante punto di riferimento:

 cinque lettere pastorali del cardinale.

 Dalle lettere pastorali che il card. Martini ha scritto per la sua arcidiocesi  in questi anni ce ne sono cinque che costituiscono una magna carta per  parroci e per la pastorale parrocchiale. E’ su queste che don Mario imposta  il suo lavoro:

 1) “Dimensione contemplative della vita”

 a questa egli si ispira per avviare un cammino di conversione, partendo da  una scelta fondamentale: la scelta di Dio.

 2) “In principio la Parola”

 se ci si converte occorre dare alla vita una direzione nuova un senso che  prima non aveva. Occorre accogliere la Parola di Dio, meditarla, assimilarla.  Partendo da queste premesse si formano a Vimodrone i primi gruppi di  persone che si ritrovano periodicamente attorno alla Parola.

 3) “Attirerò tutti a me “

 è dopo un’adeguata evangelizzazione che si è pronti a cogliere nella giusta  luce e con le dovute disposizioni, i sacramenti, specialmente l’Eucarestia.

 4) “Partenza da Emmaus”

 dove si vuole arrivare è la vita di una vera comunità, nella quale è presente  il Risorto. L’unità all’interno è il presupposto per andare verso gli altri.

 5) “Farsi prossimo”

 garantita la compattezza e la vitalità interna, viene semplice e spontaneo alla  comunità di espandersi al di fuori.

 E’ questo il cammino che l’Arcivescovo di Milano ha indicato per ogni  parrocchia della diocesi, e nella quale don Mario si ritrova perfettamente.

 Assieme ai membri della nascente comunità egli si sente bruciare dentro una  parola del Cardinale: “La vostra parrocchia non sia recintata da una siepe di  duecento piante che non lasci intravedere le altre diecimila che stanno oltre”. Le  prospettive sono affascinanti, e gli sforzi da pane di don Mario e del gruppo del Laici  impegnati sono notevoli. Ci si guarda attorno, alla ricerca di modelli, di piste da  seguire: c’è qualche speranza che può suggerirle degli spunti per aiutare questa  famiglia parrocchiale a raggiungere tali mete ?

Aiuto per la lettura e l’attuazione: un incontro internazionale di parrocchie a Roma.

Nei giorni dal 3 al 4 maggio del 1986 si svolge a Roma un congresso internazionale per le parrocchie. Don Mario vi si reca con una dozzina di parrocchiani che hanno deciso di collaborare con lui.

Alla base di questo congresso, che ha per tema “Per una parrocchia- comunità”, è la spiritualità dell’Opera di Maria (Movimento dei focolari). Saràla stessa fondatrice Chiara Lubich a pronunciare il discorso di apertura, nel quale ella, fra l’altro, rileverà una profonda consonanza tra le idee-guida della spiritualità del Movimento del Focolari e le istanze più urgenti espresse dai Papi del post-concilio nei confronti delle comunità parrocchiali. La prova tangibile di tale consonanza la si è avuta quando è intervenuto il S. Padre, Giovanni Paolo II, ed ha pronunciato il suo atteso discorso, davanti a 7000 partecipanti, e sacerdoti. Oltre a confermare con l’autorità di Pietro quanto precedentemente suggerito da Chiara Lubich, ha invitato i congressisti a lavorare per l’unità anche “fra tutti i componenti, gruppi, movimenti e associazioni delle comunità”.

Ciò che impressiona profondamente don Mario e i suoi (e non soltanto loro) è appunto l’affinità di queste due figure, che accendono d’amore la grande sala e fanno brillare nell’anima non solo la speranza, ma quasi la certezza di ardite realizzazioni future.

Una significativa coincidenza: in quello stesso anno giungono, uno dopo l’altro, il riconoscimento ufficiale ecclesiastico della nuova parrocchia “Dio Trinità d’Amore”, e quello civile.

Scatta cosi un nuovo piano di impegno nella costruzione della comunità.

Avendo scoperto nella spiritualità del Movimento del Focolari una sorgente di vita, sia per se che per la comunità parrocchiale, don Mario in quel convegno si rende conto ancora una volta che le finalità e le linee di incarnazione di tale spiritualità non solo si accordano perfettamente con le indicazioni del magistero del Papa, ma che rappresentano pure una preziosa chiave per attuare più pienamente le indicazioni pastorali della chiesa ambrosiana, a cominciare da quelle del suo Pastore.

II discorso del Cardinale al clero sulla carità – di cui sopra – era stato di straordinario stimolo ad edificare la comunità sull’amore. Ora, quello che colpisce nella proposta del convegno ed in generale nella spiritualità è, fra l’altro, come ciascuno degli aspetti concreti della vita di una comunità (economia, apostolato, preghiera, ecc.) viene ricondotto ad un unico principio: la carità, ed allo stesso tempo viene profondamente radicato nella dimensione spirituale attingendo, in maniera originalissima, ispirazione alla stessa vita di Dio.

Forti dell’esperienza dei tre anni precedenti, don Mario e alcuni collaboratori e collaboratrici si accorgono allora che la carità non si limita agli aiuti materiali e quindi ad una certa comunione dei beni, che già si era cominciataa praticare, ma si esprime in molteplici altre forme. E’ carità far traboccare agli altri, anche ai lontani , la vitalità del gruppo che si va formando: quindi evangelizzazione, catechesi, ecc. E’ carità aiutare le persone a rapportarsi con Dio nella preghiera, nella liturgia. E’ carità interessarsi dei malati, degli anziani, degli emarginati… E’ carità anche provvedere ad un luogo Idoneo, la chiesa di pietre, che possa accogliere la Chiesa fatta di persone. Insomma, è l’amore che fa nascere e sviluppare la comunità nei suoi molteplici aspetti

Partecipazione e comunione:

sette “gruppi di servizio” e cinque settori riassunti dal Consiglio Pastorale.

Sorge quindi l’idea di avere degli incaricati che curino ciascuno di questi aspetti, e anche di raccoglierli a formare un corpo ben compatto, In piena sintonia con il parroco: si delinea cosi quello che sarà il futuro Consiglio Pastorale Parrocchiale.

Intanto, mentre da una parte si sente iI bisogno di seguire le varie espressioni o aspetti della vita comunitaria quasi contemporaneamente emerge l’esigenza di distinguere la comunità in vari settori, a seconda dell’età e degli interessi delle persone. Tale esigenza è andata prendendo forma a mano a mano che don Mario, non disponendo ancora di una chiesa, si recava lui stesso a visitare le persone nelle loro case, invitando sempre a fare di questi contatti il più possibile momenti di un’evangelizzazione vitale e capillare, che comunicava la Parola di Dio innanzitutto attraverso la testimonianza della prossimità e poi a parole. In verità i frutti non sono mancati: riscoperta della chiesa, ritorno ai sacramenti, alla pratica religiosa: Testimoni di Geova che riscoprono la fede una volta abbandonata e la approfondiscono: persino coppie che, non potendo essere riammesse ai sacramenti per la lore posizione irregolare, vogliono rendersi utili anche loro per quanto consentito e salvare cosi un possibile legame con la famiglia ecclesiale: e così via. Di qui la necessita di distinguere per settori queste persone, in modo da poterle reincontrare regolarmente e portare avanti un’evangelizzazione e formazione appropriata.

Sarebbe molto interessante fermarsi più a fondo sullo sviluppo di questisettori. Ma torniamo alle grandi linee di evoluzione della comunità parrocchiale.

All’inizio del 1988 viene messo a disposizione di tutti i parrocchiani un foglio illustrativo dei vari gruppi di collaborazione con un modulo di adesione agli stessi, da compilare e da deporre in un’apposita urna della cappella di S. Anna. Assieme al modulo di adesione è disponibile anche un foglio che parla del Consiglio Pastorale e ne illustra ii funzionamento.

Qual’e la proposta?

Ispirandosi a quanto presentato al congresso parrocchiale a Roma sono stati raggruppati e suddivisi secondo sette aspetti (Economia, Apostolato, Spiritualità, Salute, Socialità, Cultura, Mezzi di comunicazione) gli interessi relativi alla vita e all’attività della comunità parrocchiale. In seguito alle adesioni, si sarebbero costituiti altrettanti gruppi di collaboratori e ciascun gruppo si sarebbe assunto la responsabilità e la cura di un aspetto, assieme al parroco.

Oltre alla suddivisione per campi ed interessi (aspetti), c’è un’altra ripartizione, quella per settori di persone di cui si parlava poc’anzi. Se ne sono stabiliti cinque: 1) famiglia e ragazzi. 2) adolescenti e oratorio, 3) giovani e fidanzati,4) adulti e impegno socio-politico. 5) anziani e malati. Anche per questi settori si sarebbero costituiti altrettanti gruppi di collaboratori.

Elezione del Consiglio Pastorale e stesura di un regolamento.

Le adesioni non si fanno attendere: in breve tempo un centinaio di volenterosi rispondono all’invito. Il giorno della Pentecoste tutti si radunano per un ritiro comunitario durante il quale ogni gruppo si riunisce, rivede il proprio lavoro ed elegge i suoi rappresentanti per il Consiglio Pastorale Parrocchiale. La Pentecoste 1988 risulta essere veramente la festa dello Spirito che fa di tutti uno, che fa la chiesa. La domenica successiva, feste della SS. Trinità, si rende noto a tutta la comunità la composizione del neonato Consiglio Pastorale.

Così preparato, formato e finalmente costituito, esso risulta davvero lo strumento di unità della Parrocchia che raccoglie la vita e l’attività dei dodici gruppi. Alla prima seduta, con rapidità sorprendente, si stende un semplice ed essenziale regolamento. Vale la pena riportarne qualche articolo:

   1)Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è una comunità di persone unite nel nome di Gesù che condividono la missione affidata da Gesù Cristo ai presbiteri e da essi esercitata in piena comunione col Vescovo e con i fedeli. laici e religiosi.

   2) Lo scopo principale del C.P. è quello di essere “segno e strumento” di comunione per tutta la comunità parrocchiale.

   3) Lo scopo specifico è quello di essere ‘cuore’ della parrocchia, cioè lo strumento della comune decisione pastorale, che si attua mediante il confronto delle opinioni e la deliberazione comune. Pertanto il C.P.

   a) elabora il programma annuale in sintonia con il cammino pastorale del Vescovo e del Papa, e ne promuove la conoscenza e l’attuazione;

   b) coordina e verifica le attività dei sette gruppi di servizio e dei vari settore

   c) tiene i contatti con la parrocchia, il decanato, la diocesi.(…)

   8)il C.P. è al servizio dei gruppi di lavoro e dei settori che perché, sempre aperti a tutti, sono la comunità cristiana che il C.P. vuole servire come ‘segno e strumento di unità’.”.

Un esempio che fa scuola:

gemellaggi con altre parrocchie della diocesi.

Accenniamo, infine, ad una iniziativa che avviata dalla parrocchia “Dio,Trinità d’Amore”, ora va entrando come costume nell’insieme dell’archidiocesi lombarda: i gemellaggi.

Nella parrocchia “Dio Trinità d’Amore”, ove fin dall’inizio si era compresa l’importanza della comunione e già si concretizzava anche nel reciproco ricevere e dare, si è presto sentita l’esigenza di condividere con altre comunità l’esperienza di vita che si andava facendo. E’ in questo contesto che nasce il gemellaggio con la parrocchia al confine di Vimodrone, “Dio Padre”, Milano2,Segrate.

Ecco come sono andate le cose: Si è cominciato con lo stringere i rapporti tra i rispettivi parroci. Poi si sono incontrati i vari settori (giovani adulti…) di una  parrocchia con i corrispondenti dell’altra. Man mano che ci si conosce e si prendono in rilievo, attraverso uno scambio di esperienze, i vari aspetti dellavita delle rispettive comunità, si comprende come aiutarsi a vicenda.

Economicamente molto più benestante, la comunità “Dio Padre” offre periodicamente a quella di “Dio, Trinità d’Amore” generosi contributi per aiutarla alla costruzione della chiesa e del centro parrocchiale. Da parte sua la comunità “Dio, Trinità d’Amore”, ricca della sua esperienza viva e giovane ricambia offrendo la sua testimonianza. In seguito, la Curia invita i due parroci a riferire questa loro interessante esperienza. Sarà poi lo stesso Cardinale a lanciare l’idea al largo, nell’archidiocesi, incoraggiando gemellaggi di questo tipo. Quanto alla comunità “Dio, Trinità d’Amore” sono ormai quattro le parrocchie gemellate con essa.

Ma ciò non basta: parecchi parroci e altri operatori pastorali, venendo a conoscenza dell’esperienza che si sta facendo a Vimodrone, se ne sono interessati, e cosi don Mario, oltre che nel suo decanato, è stato invitato anche in altre parrocchie per riferirne.

Ciò che sempre colpisce è la genuinità evangelica di questa nascente comunità parrocchiale.

Diceva un prete che vi vedeva riflessa l’esperienza delle prime comunità cristiane, descritte negli Atti degli Apostoli e si augurava che un giorno anche la sua sarebbe stata investita da tale vitalità.

Ultimamente, a circa un anno da quando la compatta schiera del Consiglio Pastorale Parrocchiale ha iniziato il suo lavoro, i membri hanno sentito l’esigenza di riunirsi per due giorni di verifica.

La verifica, spiega don Mario. riguarderà il livello operativo, passando in esame i sette aspetti nei quali sono state articolate l’attività e la vita dell’intera comunità.

Ma soprattutto si verificherà fino a che punto i singoli membri e l’intero Consiglio nel suo insieme sono fedeli agli indirizzi pastorali del Cardinale letti in quello spirito dell’unità che li ha animati fin dall’inizio.

  Lino D’Armi

  (febbraio1989)

DESCRIZIONE DEL NUOVO CENTRO PARROCCHIALE

“Fatta l’Italia, ora facciamo gli italiani” disse Cavour all’indomani dell’unità  d’Italia. Per noi qui è successo il contrario: per 9 anni ci siamo conosciuti e  incontrati, quando poi la Provvidenza ci inserì nel Piano Montini per la  costruzione della nuova Chiesa, fu logico tentare di esprimere anche nella  struttura esterna la fisionomia spirituale che la nuova Comunità cristiana  di Vimodrone, a nord del Naviglio Martesana, cercava di vivere.

La comprensione del Centro parrocchiale risulta da 3 letture:
verticale.  orizzontale e obliqua.

Verticalmente il Centro risulta di 3 piani come esige la dignità-Impegno del  Cristiano, configurato a Cristo Sacerdote. Profeta e Re-Pastore:

1- Il piano alto (perché dono di Dio) del Sacramento: la chiesa e la cappella;

2- il plano terra (passaggio dal mondo dell’uomo a quello di Dio) della Parola:  le sale di evangelizzazione e di catechesi;

3- il seminterrato (sempre inadeguato all’incarnazione dei valori cristiani)  salone pluriuso per ogni altro incontro dei fratelli animato dalla carità  pastorale.

Orizzontalmente, in chiesa, sono sulla stessa direttrice liturgica:

– la Parola di vita: che genera o ravviva la Fede requisita per ogni sacramento; 

– il Battistero per il primo dei sacramenti: il Battesimo nell’acqua e nello  Spirito (vetrata: acqua e Luce nei colori, richiamo ai vari servizi cui è abilitato  il cristiano. (Cfr. Prog. Educ. 2a parte);

– l’Ambone: per la Parola liturgicamente proclamata;

– l’Altare: per l’Eucaristia “culmen et fons” della vita della Chiesa;

Il Tabernacolo della presenza di Gesù in mezzo a noi (unico “diamante”,  anche se con una porticina verso la chiesa e una verso la cappella).

Obliquamente la lettura del Centro spiega il nome di questa Comunità ‘Trinità  d’Amore”: vita di Dio, progetto degli uomini.

– Nel tabernacolo è quel “roveto ardente’ (Martini. ‘Attirerò § 2’) che introduce “la  creatura nella comunione (unica sala) della Trinità (3 tetti), come figlio nel Figlio del  Padre. ‘Diventa ciò che sei’: vivente e densa immagine del suo’ Dio, Trinità d’Amore- (Itin. Ed. § 21).

– il Crocifisso nel momento del suo abbandono: “Dio mio, Dio mio. perché mi hai  abbandonato?” (Mc. 15. 34). Dall’ultima bozza di ‘Effatà’ del card. Martini§ 24: “L’amore è la distinzione e il superamento del distinto. Il Figlio, si lascia  consegnare da colui che lo abbandona in una infinita obbedienza in un atto di  accoglienza totale, perdendo se stesso fra le braccia del Padre per amor nostro… fra  il Padre e il Figlio, fra l’Amante che consegna e l’Amato che si lascia consegnare sta  l’Amore: lo Spirito Santo (EB. 9. 14: Cristo con lo spirito eterno offrì se stesso a Dio;  Gv. 19, 30: Emesso un grande grido, chinato il capo, consegnò lo spirito) .

Lo Spirito sembra essere colui che consente la lacerazione dell’abbandono…  ma è anche l’”estasi” di Dio. Colui che apre la Trinità al mondo degli uomini”. 

– il campanile (2 guglie piccole tra una grande) esprime per noi uomini questo  modo di vivere l’Unitrinità attraverso Gesù Crocifisso e Abbandonato, alludendo a una promessa e a un’esperienza del Vangelo:

•             la promessa che “dove 2 sono uniti nel mio nome lo Sono in mezzo a loro  (Mt.18.20).

•             l’esperienza dei 2 discepoli di Emmaus che camminavano con “Gesù in  mezzo a loro” (Lc.24,15